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venerdì 30 novembre 2007

RIDARE FIATO AL FUTURO

Il 26/11 sera a Cernusco sul Naviglio si è tenuta la prima assemblea pubblica sul tema “SINISTRA UNITA E PLURALE”, con oltre 60 partecipanti che hanno riempito la sala messa a disposizione dalla Biblioteca. Questa iniziativa non è un’azione sporadica aperta al dibattito pubblico ma, come dichiarato nell’introduzione da Franco Salamini, è l’“inizio di un percorso” per contribuire alla costituzione di una nuova Sinistra Unita a livello nazionale e locale.

I relatori della serata sono stati: Franco Salamini come presidente dell’ANPI, Marco Cipriano per la Sinistra Democratica, Luca Guerra per il PDCI e Antonello Patta per il PRC. In sala erano presenti alcuni assessori e consiglieri di Cernusco, a dimostrazione dell’importanza di questo processo, ribadito in modo appassionato dalla partecipazione del pubblico al dibattito avvenuto a seguito dell’intervento dei relatori. Interventi anche di augurio da parte di alcuni partecipanti legati al PD.

La relazione (per leggerla clicca qui) è una sintesi dei vari interventi, come oggetto di riflessione comune.

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giovedì 4 ottobre 2007

I corsi e ricorsi della storia

Non solo la storia collettiva ha i suoi corsi e ricorsi, come diceva Giambattista Vico, bensì anche le storie individuali hanno (inevitabilmente) dei feedback : il passato è radicato in noi. E allora la testimonianza del passato non sia solo conservazione o oggetto della memoria, ma sia spunto e alimento per connettere il nostro presente a ciò che è stato e che siamo stati, per provare a costruire un "uomo nuovo"e quindi il progetto di una "nuova società": a sinistra !
Ecco dal Manifesto del 3/10 un articolo "illuminante"

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mercoledì 3 ottobre 2007

Intervento per una nuova sinistra


A seguito delle grandi trasformazioni di fine ‘900 nel mondo del lavoro e dell’affermazione del potere economico privato e globale, i paradigmi sociali in Europa sono radicalmente cambiati: ciò ha messo in crisi la sfera della morale individuale, ma anche le formazioni politiche tradizionali. La Sinistra ha alle sue spalle i riferimenti ideologici della tradizione socialista e comunista del XX secolo e la difficoltà crescente a rappresentare gli interessi dei produttori, la cui classe è ora frammentata e allettata dalle “opportunità individualistiche”.

Una Sinistra in crisi che deve fare i conti con l’affermarsi della flessibilità “just in time” come approccio per far fronte ai rapidi mutamenti della società, dovuti al progresso della tecnologia e alle trasformazioni culturali nelle popolazioni occidentali a seguito della crescente immigrazione. Una flessibilità per superare i confini non solo tecnologici ma anche etici: come nel caso del superamento del tabù della guerra come modalità di risoluzione dei conflitti con l’introduzione della teoria della “guerra umanitaria” e poi della “guerra preventiva al terrorismo”. Una flessibilità esasperante che disorienta l’individuo, generando una insicurezza strutturale alla società, pericolosa. Il periodo storico segna la deriva della politica tradizionale e la sua distanza dalla gens comune, alimentando l’antipolitica naturale del profilo individualista e la ricerca di una soluzione “forte e decisionista”, richiamando alla memoria i primi decenni del ‘900 ...

Questa crisi attraversa la Sinistra e i suoi partiti, sfidandola sin nelle sue radici: è compito di tutti, farsi “locomotori di un percorso” che rilanci le tematiche di fondo della sinistra, dall'eguaglianza alla critica "strutturale" del modello sociale imperante che genera alienazione, dall'idea di libertà come liberazione e solidarietà alla consapevolezza della interdipendenza individuo-società, Insomma focalizzarsi sulla speranza nella trasformazione del mondo in una visione globale e sovranazionale, insieme a tutti i soggetti e i movimenti che si oppongano alla oppressione e alla violenza, alla logica del profitto e della speculazione economica-ambientale.

Mettiamoci le scarpe e iniziamo a camminare !!

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Una sinistra alternativa


"Si va affermando in questa turbolenta e caotica transizione è quella di un nuovo organicismo liberista che attacca in radice la politica - ogni politica che non sia proiezione di un capitalismo totalizzante, sempre più onnivoro e pervasivo, e che non preveda la logica dell'impresa e del mercato come paradigma sovraordinatore non solo dell'economia e delle relazioni sociali, ma del governo stesso della "cosa pubblica". Questa è la novità vera di questa fase: va prendendo corpo un'ipotesi a-democratica di dominio che dissolve i fondamenti stessi della dialettica politica della modernità, come la discriminante tra destra e sinistra, pone l'impresa come centro dell'"interesse generale", lavora sulla passivizzazione di massa - politica, sociale e culturale - come vera e privilegiata leva della stabilità. La crisi di civiltà diventa il più forte alleato di questo progetto. Il disordine, la violenza diffusa nella vita sociale e nella quotidianità, e quindi la paura e l'insicurezza di massa: ecco le "corpose realtà", che diventano contestualmente anche potenti armi ideologiche, sulle quali si fa leva per espellere dalla politica (e dalle istituzioni) il conflitto sociale e di classe, ridurlo a fatto marginale od obsoleto, depotenziarne il senso e l'efficacia concreta. Le crescenti spinte sicuritarie, nello Stato centrale come nell'amministrazione dei territori, costituiscono alla fine l'altra faccia di questo progressivo esaurimentosfinimento della democrazia: se l'eccezione tende a diventare regola, se lo "stato di emergenza" si fa condizione permanente, se gli spazi di libertà si riducono, il compito peculiare - forte - della res publica diventa anche e soprattutto, se non esclusivamente, l'azione repressiva, d'ordine.
Se questa è la posta in gioco, il compito prioritario, in Italia e in Europa, non può che essere la lotta contro l'omologazione: ovvero la necessità "assoluta" di tentare di tenere aperta la partita, di preservare lo spazio di una politica di trasformazione, di alimentare la vitalità di una proposta di alternativa. La dimensione, cioè, di quella che abbiamo chiamato sinistra alternativa, nella dialettica delle "due sinistre" intese come due grandi tendenze generali e anche come due diverse risposte alle sconfitte del '900 (abbandono delle ragioni storiche che hanno animato le lotte del movimento operaio oppure resistenza e nuova attualità di quelle ragioni)."

Fausto Bertinotti
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